sabato 18 aprile 2015

Insulina alta e diabete: ecco cosa sapere

Cosa è l’insulina alta? 

Per comprendere adeguatamente il rapporto che vige tra il diabete e l’insulina alta bisogna prima fare un passo indietro e ricordare cosa sia .
l' iperinsulinemia . Essa è presente quando vi è un elevata concentrazione dell’ormone insulemico nel sangue. Esso viene prodotto per dare modo alle cellule di avere l’energia per il loro funzionamento attraverso l’assorbimento degli zuccheri

Diabete sintomo e causa insulina alta
Il diabete e l’insulina alta sono due patologie correlate, al pari dell’iperinsulinemia e l’obesità. Vivono infatti un rapporto causa effetto di tipo circolare. L’insulina alta può causare la comparsa di diabete di tipo due e lo stesso può portare ad un innalzamento dei livelli di insulina. Il pancreas diventa il principale protagonista di una situazione in cui diventa importantissimo tenere sotto controllo la glicemia e ciò che si assume in modo tale da dare all’organo il giusto carico di lavoro per evitare che produca troppo ormone. E’ un filo molto sottile da seguire, di cui la dieta e una terapia farmacologica diventano gli strumenti basilari di gestione
.
Glicemia ed insulina alta
Quando si parla del rapporto tra il diabete ed insulina alta la glicemia rappresenta un fattore chiave di cui tenere conto. Essa infatti può scendere drasticamente quando si soffre di iperinsulinemia, rendendo più difficile, a causa dello stato di ipoglicemia reattiva che si instaura, l’approccio al diabete di tipo II ed ai suoi sintomi che non di rado sono difficili da gestire. Di solito una condizione di questo genere prevede, dopo una diagnosi precisa ed un osservazione generale dell’apposizione di un microinfusore di insulina per tenere sotto controllo il livello degli zuccheri nel sangue e quindi anche il diabete.

mercoledì 15 aprile 2015

Fumo in gravidanza e rischio diabete


Sanihelp.it -  Uno studio presentato al meeting annuale dell’Endocrine Society's e condotto presso l’università della California  ha evidenziato come legestanti che fumano in gravidanza espongono a un maggior rischio di sviluppare diabete di tipo duenelle loro figlie.

Gli autori dello studio hanno analizzato i dati relativi a circa 1800 donne di età compresa fra i 44 e i 54 anni, tutte affette da diabete.
I ricercatori in particolare, hanno cercato di scoprire se i genitori di queste donne avevano fumato durante la gestazione: si è visto che le pazienti con mamme fumatrici avevano  un rischio diabete più alto rispetto alle donne per le quali solo il padre era stato fumatore.

Per queste donne il rischio diabete si è rivelato superiore alla norma anche tenendo conto di altri fattori di rischio per lo sviluppo della patologia diabete come la razza, ilpeso alla nascita o l’indice di massa corporea.
Gli studi a disposizione hanno evidenziato come ridurre l’esposizione del feto al fumo passivo abbassa il rischio di sviluppare diabete mellito, ma in ogni caso durante la gestazione i genitori non dovrebbero assolutamente fumare

sabato 11 aprile 2015

Alto rischio diabete per chi fa le ore piccole si sveglia tardi la mattina

 "gufi", ovvero chi tende a fare le ore piccole e a svegliarsi tardi la mattina, sono più a rischio di sviluppare il diabete, la sindrome metabolica e la sarcopenia, rispetto alle "allodole", cioè ai mattinieri.
Tutto questo nonostante dormano per lo stesso numero di ore. Lo ha scoperto uno studio della Korea University College of Medicine di Ansan, Corea, pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. Secondo i ricercatori, il maggior rischio dei "gufi" di sviluppare il diabete sarebbe dovuto all'eventuale carenza di sonno, alla scarsa qualità del sonno e all'alimentazione inadeguata che potrebbe portare alla fine a problematici cambiamenti metabolici.
I nottambuli sono spesso giovani - Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato le abitudini riguardanti il sonno e il metabolismo di 1.620 persone di età compresa tra i 47 e i 59 anni, che hanno preso parte al Korean Genome Epidemiology Study (KoGES). Gli scienziati hanno inoltre misurato il grasso corporeo totale, la massa magra e il grasso viscerale addominale. Sulla base dei risultati dei questionari a cui sono stati sottoposti, 480 partecipanti sono stati classificati come "allodole" e 95 come "gufi". I restanti sono stati invece classificati a metà tra gufi e allodole. Ebbene, i nottambuli tendevano a essere più giovani, avevano livelli più elevati di grasso corporeo e di trigliceridi rispetto ai mattinieri.

Per i gufi alto anche il rischio sarcopenia - I gufi sono risultati anche più a rischio sarcopenia, una condizione in cui il corpo perde gradualmente massa muscolare. Gli uomini "gufi" hanno anche avuto più probabilità di sviluppare diabete e sarcopenia. Tra le donne, invece le nottambule tendevano ad avere più grasso localizzato nella pancia e un rischio significativamente più elevato di sindrome metabolica, un insieme di fattori di rischio che aumentano le probabilità di sviluppare malattie cardiache, ictus e diabete.

venerdì 27 marzo 2015

Diabete di tipo 2, concentratevi sulla colazione

Uno stile alimentare che presti attenzione alla distribuzione delle calorie permette un miglior controllo glicemico. L'orologio biologico modifica le risposte dell'organismo

Fare una buona colazione è importante. E lo è ancora di più per i pazienti con diabete di tipo 2, perché consumare un pasto energetico al mattino e stare leggeri la sera è uno stile alimentare che favorisce un miglior controllo glicemico nel corso dell’intera giornata e può aiutare a ridurre i rischi di complicanze in questo tipo di diabete.

Lo dice uno studio randomizzato pubblicato su Diabetologia, condotto su 18 soggetti di età compresa tra i 30 e 70 anni, con diabete di tipo 2 diagnosticato da meno di 10 anni e dei quali soltanto alcuni, dieci di loro, in trattamento con metaformina. Ad ogni paziente è stata assegnata in modo casuale una dieta da seguire tra le due stabilite dai ricercatori: la prima prevedeva una colazione energetica e una cena leggera (dieta B) e la seconda una colazione leggera e una cena più calorica (dieta D). Il pranzo così come la quantità complessiva di calorie assunte nel corso della giornata erano gli stessi nei due programmi alimentari. 
Dopo aver seguito per una settimana la dieta assegnata, il settimo giorno ai volontari è stato effettuato un prelievo di sangue appena prima di colazione e regolarmente per altre sette volte fino alle tre ore dal pasto. Analoga serie di prelievi è stata eseguita dopo il pranzo e dopo la cena, per misurare il livello di glucosio, di insulina, di peptide C, proteina fondamentale per la produzione dell’insulina, e di  GPL-1, un ormone prodotto dall’intestino durante i pasti, in misura ridotta nei diabetici di tipo 2, e indicatore del rilascio di insulina. A due settimane di distanza, poi, il regime dietetico è stato scambiato (crossover) e tutti gli esami del sangue eseguiti nuovamente il settimo giorno.  

I risultati hanno mostrato che i soggetti che avevano seguito la dieta B avevano dopo il pranzo, che vale la pena ricordare era lo stesso in entrambi i regimi, una glicemia ridotta in misura variabile dal 21% al 25% e un livello di insulina superiore del 33% rispetto a chi aveva seguito la dieta D. Inoltre, la differenza di questi valori si manteneva anche dopo ogni pasto con una glicemia inferiore del 20% e livelli di insulina, peptide C e GPL-1 maggiori del 20%.In altre parole, l’effetto di una colazione energetica e di una cena leggera è stato quello diinfluenzare la tolleranza insulinica nel corso dell’intera giornata e ciò sembra essere indipendente dal tipo di terapia. 

Il diabete di tipo 2, chiamato anche diabete mellito non insulino dipendente, è il più diffuso nel mondo, con 400milioni di malati e 5 milioni decessi ogni anno. Si manifesta in età adulta anche se la sua presenza tra i giovani è in crescita per l’aumento dell’obesità infantile. È causata da un’insufficiente produzione o funzionamento dell’insulina, quando cioè il pancreas ne produce troppo poca o quando l’organismo non presenta una risposta adeguata all’insulina in circolo (insulino-resistenza). 

«Alla base della miglior tolleranza al glucosio dopo una colazione molto energetica piuttosto che dopo una cena di identico apporto calorico sembrano esserci anche i meccanismi legati all’orologio biologico che porta ad una maggior risposta mattutina delle cellule beta del pancreas che producono insulina e ad un maggior assorbimento del glucosio mediato dall’insulina da parte dei muscoli, oltre ad un ridotto catabolismo dell’insulina da parte del fegato» ha commentato la professoressa Daniela Jakubowicz del Wolfson Medical Center dell’Università di Tel Aviv in Israele, una delle autrici dello studio.  

«Così, raccomandare un carico di energia superiore a colazione, quando la risposta delle cellule beta e l’assorbimento mediato dall’insulina del glucosio nei muscoli sono ai loro livelli ottimali, sembra una strategia adeguata per ridurre i picchi di glicemia post prandiali nei pazienti con diabete di tipo 2». Uno studio su pochi soggetti che, tuttavia, porta evidenza ulteriore a sostengo del fatto che ad essere importante non è solo quello che mangiamo ma anche quando lo facciamo e che una corretta distribuzione del carico calorico  è «un fattore cruciale» nel controllo glicemico



martedì 24 marzo 2015

Poca vitamina D incide negativamente anche su diabete


Liivelli di vitamina D correlati con metabolismo del glucosio

La mancanza di sole e quindi di vitamina D sembra essere un fattore di rischio diretto per lo sviluppo del diabete più di quanto non lo sia l'obesità. E' quanto emerge da uno studio dell'Università di Malaga, in Spagna, che evidenzia anche come la mancanza di vitamina d porti più facilmente a sviluppare una situazione detta di "pre-diabete" (in cui cioè vi e' un alto livello di glucosio nel sangue che se non adeguatamente curato può portare nel giro di un decennio a sviluppare diabete di tipo 2) e alla cosiddetta sindrome metabolica, cioè una combinazione diabete, pressione alta e obesità.

Secondo gli studiosi, che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, il livello di vitamina d sarebbe più strettamente collegato al metabolismo degli zuccheri nel sangue di quanto non lo sia l'obesità. Per arrivare a questa conclusione sono stati confrontati i biomarcatori di vitamina D in 148 partecipanti allo studio, a cui e' stato misurato l'indice di massa corporea (Bmi) e a cui sono stato effettuati test per il diabete. Dai risultati e' emerso che persone obese che non avevano disturbi del metabolismo del glucosio avevano più alti livelli di vitamina D rispetto ai diabetici, mentre persone magre con diabete o altri disturbi del metabolismo del glucosio risultavano avere più probabilità di avere bassi livelli di vitamina D.

Pertanto , i livelli di vitamina D sono stati direttamente correlati con il metabolismo del glucosio , ma non con il Bmi .

sabato 21 marzo 2015

Diabete, arriva il diffusore di insulina "intelligente" che previene l'ipoglicemia

L'infusore automatico sarà disponibile a giorni in Italia e consente di scongiurare le cosiddette crisi. Il sogno di un pancreas artificiale è più vicino. A giorni in Italia sarà disponibile un dispositivo "intelligente" in grado di prevedere le crisi ipoglicemiche e interrompere l'erogazione dell'insulina prima delle crisi. La novità, presentata al congresso "Diabete: l'era della tecnologia intelligente" di Roma, compie un passo decisivo verso la creazione del cosiddetto "pancreas artificiale" che consente ai pazienti diabetici di regolare i livelli del glucosio nel sangue.
Una nuova grande speranza - Il microinfusore unisce un monitoraggio continuo dei livelli del glucosio con una pompa che eroga l'insulina. A differenza dei dispositivi attuali, che bloccano l'infusione quando ormai la glicemia è troppo bassa, il diffusore "smart" ha un algoritmo che riesce a prevedere quando si rischia una crisi, e a far agire la pompa di conseguenza. "È un sistema molto promettente", ha spiegato Riccardo Schiaffini, diabetologo pediatra dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. "Almeno il 50% dei pazienti con diabete di tipo 1 - ha aggiunto - ha una ipoglicemia notturna, e ogni paziente ha almeno una ipoglicemia grave a settimana". La patologia è diffusa soprattutto tra i soggetti più giovani.

Rimborsato dal Ssn - Il dispositivo, completamente rimborsato dal Servizio sanitario nazionale, sarà destinato soprattutto ai pazienti con diabete di tipo 1, ma potranno usarlo anche quelli con diabete d tipo 2 che non riescono a tenere sotto controllo la glicemia. "Questo è un deciso passo avanti", ha confermato Emanuele Bosi, direttore del Diabetes Research Institute dell'ospedale San Raffaele di Milano. "Sono ormai dieci anni che si lavora al pancreas artificiale, e quello che una volta sembrava solo un sogno ormai è una realtà in vista. Nonostante gli enormi progressi degli ultimi decenni c'è ancora molto da fare, lo testimonia il fatto che il rischio di mortalità di un ragazzo diabetico è ancora doppio rispetto a quello di uno che non ha il diabete".

I dati sul diabete in Italia e nel mondo - Sono oltre 250 milioni in tutto il pianeta i pazienti che soffrono di diabete. Secondo i dati dell'Italian Barometer Diabetes Report 2014, entro il 2030 il diabete passerà dall'undicesima alla settima posizione tra le cause di decesso nel mondo e guadagnerà il quarto posto nei paesi industrializzati. Più di 3 milioni di italiani, il 4,9% della popolazione assistita dal Servizio Sanitario Nazionale, soffre di diabete. In Italia il diabete di tipo 1, quello che generalmente si manifesta in età giovanile, colpisce circa 250mila persone, e più di 25mila sono i pazienti pediatrici


mercoledì 18 marzo 2015

iHealth Align: diabete e tecnologia



iHealth Align è un dispositivo che consente di monitorare il tasso glicemico facilitando il compito per persone affette da diabete.



Il diabete è qualcosa che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo e che dalla tecnologia può attingere enormi risorse con cui migliorare il tenore di vita delle persone. Tutto sta nel rendere più semplice, continuo e democratico il meccanismo di monitoraggio, offrendo a tutti strumenti con i quali poter vivere una vita più normale. E quindi migliore. iHealth Align si inserisce in questo filone: un glucometro smart che grazie alla capacità di calcolo di uno smartphone è in grado di offrire un servizio di enorme utilità.
Tecnologia e diabete
Soltanto nelle ore scorse è arrivato sul mercato statunitense Afrezza, medicinale che tramite un apposito inalatore consente di evitare ai diabetici il fastidio di iniezioni con cui dover fare i conti in caso di difficoltà. Nello stesso tempo iHealth propone invece un dispositivo di auto-monitoraggio per molti versi complementare a quella che è la terapia proposta dalla statunitense MannKind: iHealth Align «permette al paziente di diventare parte attiva nel proprio trattamento, facilitando il monitoraggio dei propri obiettivi glicemici».
Una piccola estensione dello smartphone fa da sensore: contiene quanto necessario per la misurazione del livello glicemico, porta il dato sulla memoria dello smartphone e qui viene gestita secondo le modalità desiderate. iHealth è chiara nella propria presentazione: «Non c’è più bisogno di tenere un diario di monitoraggio, le misurazioni vengono automaticamente registrate nell’applicazione. È possibile consultare in ogni momento i propri dati sotto forma di grafici e conservare una cronologia per valutare l’evoluzione delle proprie misurazioni all’interno di un determinato lasso temporale. Ogni confezione di strisce reattive ha un codice QR che, una volta scansionato tramite l’applicazione, permette la calibrazione delle strisce reattive, oltre al monitoraggio del quantitativo restante e della data di scadenza». Una volta raccolti i dati, possono essere quindi consultati, archiviati, condivisi o visualizzati in ogni momento.
Il dispositivo è disponibile in farmacia al prezzo di 19.90 euro ed è completato dall’applicazione gratuita iHealth Gluco-Smart che si può scaricare da App Store e Google Play. Il premio per l’innovazione ottenuto al CES 2015 è garanzia della bontà dell’idea.
Ogni idea e ogni device sono però soltanto tasselli di un quadro ben più ampio e importante. Ogni nuovo strumento o applicazione, infatti, non fa altro che ricordare quanto l’innovazione possa fare per la salute, per il benessere e per il miglioramento della vita di persone affette da variegate patologie. Il diabete è forse uno dei nomi più gettonati nel comparto, poiché rappresenta un bacino estremamente ampio (quindi un mercato fiorente) e perché la semplificazione offerta dalla tecnologia molto può per migliorare in modo sostanziale il tenore di vita del diabetico.

Tanto Afrezza quanto iHealth sono pertanto elementi propri di uno stesso principio: un diabetico può vivere una vita pressoché normale se la tecnologia sarà in grado di sviluppare nuove idee partendo dai bisogni primari che benessere e salute impongono.