domenica 16 ottobre 2016
Diabete di tipo 1 curato con trapianto cellule del pancreas
La cura per il diabete di tipo 1 fino a pochi anni fa sembrava un miraggio ma oggi è realtà anche in Italia. All’Ospedale Niguarda di Milano lo scorso giugno un paziente di 41 anni affetto da diabete di tipo 1 è guarito grazie a un trapianto di cellule del pancreas effettuato con la chirurgia videolaparoscopica, una tecnica poco invasiva.
continua a leggere http://salute.leonardo.it/diabete-di-tipo-1-trapianto/
martedì 30 agosto 2016
Diabete, cambiare l'ordine delle portate: così si può 'imbrogliare' il metabolismo ed evitare il picco glicemico
Imbrogliare il nostro metabolismo per evitare il picco glicemico dopo i pasti, che preoccupa molto i diabetici. Ma che non fa bene neanche agli altri. Ora due studi dell'Università di Pisa hanno scoperto che per imbrogliarlo basta invertire l'ordine con cui si mangia: prima un antipasto proteico e poi pane o pasta, meglio se integrali. Già in questo modo si riesce ad abbassare il picco glicemico post prandiale del 30 per cento. E' una delle novità emerse a Rimini dai lavori del 26° Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia.Tra i consigli dei ricercatori, moderazione con gli alcolici, che innalzano la glicemia; la frutta va mangiata anche come snack, possibilmente abbinata a una fonte proteica, evitando quella troppo dolce, quindi banane, cachi, uva e fichi; prudenza con le ciliegie e con tutta la frutta estiva, ma via libera a mele, pere, agrumi e fragole. Continua a leggere qui.
giovedì 25 agosto 2016
Diabete: i cibi migliori da mangiare
Anche gli alimenti a cui si potrebbe pensare come “le peggiori scelte”, in realtà possono essere assunti occasionalmente in piccole quantità. Sicuramente, il diabete è più facile da gestire se si ci si attiene principalmente alle scelte “migliori”, perciò vediamo subito quali sono.
Amidi e carboidrati
Il corpo ha bisogno di carboidrati, ma si deveno scegliere con molta saggezza. Le migliori scelte sono i cereali integrali, specialmente il riso, la farina d’avena, la quinoa, il miglio o l’amaranto. Anche le patate dolci al forno e i prodotti realizzati con i cereali integrali e con nessun o molto poco zucchero aggiunto.
Le scelte peggiori in questo caso sono tutti i cereali trasformati, come il riso bianco o la farina bianca, il pane bianco e le patatine fritte. Continua a leggere qui.
mercoledì 17 agosto 2016
Diabete, lo sport prescritto come se fosse un farmaco
Il sogno è di poter prescrivere l'attività fisica, proprio come si fa con i farmaci, sulla ricetta rossa. Perché l'attività fisica - premette Enzo Bonora, presidente Sid (società italiana diabete), nel corso del convegno in corso a Rimini - è un vero e proprio farmaco, e anzi andrebbe prescritta prima ancora dei farmaci poiché è dimostrato che riesce a ridurre di un punto l'emoglobina glicosilata, come alcune medicine.Esercizio fisico. Ma come farlo? Un'esperienza pionieristica è quella di Perugia, e del centro Curiamo (Centro universitario ricerca inter dipartimentale attività motoria), che dal 2010 ha inserito 900 pazienti diabetici e obesi in un percorso di cura che prevede anche un'attività fisica strutturata di gruppo. Modello che proprio ieri è stato inserito tra le best pratice europee per la prevenzione e la cura del diabete. Continua a leggere qui.
sabato 13 agosto 2016
Cani per diabetici, un super olfatto che migliora la qualità della vita
Vari studi hanno raccolto le testimonianze dei malati di diabete - ovalutato i cani addestrati - e fornito basi scientifiche a quelli che inizialmente erano solo aneddoti. Anche i cani non addestrati, infatti, si comportano in modo particolare quando il proprietario ha un calo glicemico: cercano di attirare l’attenzione abbaiando, leccando una mano e così via. Con l’addestramento questa abilitàpuò essere affinata e fare la differenza quando l’ipoglicemia non viene percepita. Continua a leggere qui.
domenica 7 agosto 2016
Clima surriscaldato e ambiente, le (cattive) influenze sul diabete
sabato 30 luglio 2016
Se si vive in condizioni disagiate, raddoppia il rischio di morte prematura
Uno studio condotto in Svezia dimostra che,
indipendentemente dall’accessibilità ai servizi sanitari, le persone con
diabete che vivono in un contesto di disagio socio-culturale ed economico,
presentano un rischio di morte prematura doppio rispetto ai diabetici che
vivono in condizioni economiche e sociali più agiate.
01 LUG - (Reuters Health) - Araz
Rawshani e il suo team, del Sahlgrenska University Hospital di Goteborg in
Svezia, hanno verificato l’impatto di alcuni fattori sociali ed economici sul
rischio di morte nei pazienti diabetici, pur considerando che la Svezia è uno
dei pochi paesi al mondo nel quale l’assistenza sanitaria è fondamentalmente
accessibile a tutti.Lo studio
Il team di ricerca ha utilizzato i dati raccolti dal 2003 al 2012, relativi a più di 217.000 adulti che si erano iscritti nel sistema di registro nazionale ad un’età media di 58 anni. Questi pazienti sono stati seguiti con un follow-up mediano di 5.6 anni. Durante lo studio si sono verificati 19.105 decessi, dei quali circa il 60% è stato collegato a malattie cardiache, circa il 37% al diabete e circa il 34% al cancro. Si è così dapprima evidenziato che le persone sposate, rispetto ai single, avevano circa il 27% in meno di probabilità di morire per qualsiasi causa. E sempre le persone sposate avevano meno probabilità di morire per malattie cardiache e diabete. Allo stesso modo, le persone del quintile con reddito inferiore mostravano il 71% in più di probabilità di morire per qualsiasi causa, rispetto alle persone nel quintile con il reddito più alto, e la loro morte era con maggiore probabilità legata a malattie cardiache, diabete e cancro.
Anche gli immigrati svantaggiati
Gli immigrati provenienti da paesi non occidentali mostravano maggiori probabilità di morire, nel corso dello studio, rispetto a chi era nato in Svezia. Inoltre, le persone con diploma di scuola superiore mostravano tassi di mortalità più bassi rispetto ai loro coetanei con istruzione di grado inferiore. In sostanza, dopo aggiustamento dei dati, uno status sociale ed economico disagiato è stato legato a un aumento raddoppiato del rischio di morte per qualsiasi causa, malattie cardiache e diabete.
I commenti
Araz Rawshani ha commentato i risultati dello studio sottolineando che il rischio di morte è stato fortemente influenzato dallo stato socio-economico della famiglia, dal grado di istruzione, dall’immigrazione e dalle condizioni economiche, anche se questi fattori, per le persone coinvolte nello studio, non incidevano nel modo di ricevere l’assistenza sanitaria. Poiché la Svezia è un Paese dove l’assistenza sanitaria è globalmente accessibile, dopo aver considerato l’influenza di vari rischi per la salute, come la pressione sanguigna e il colesterolo, l’autrice dello studio non si aspettava di registrare tanta differenza nei tassi di mortalità.
Lo studio ha evidenziato che i fattori di rischio economici e sociali sono fattori fortemente predittivi del rischio di morte, e è notato anche un piccolo aumento del rischio di morte per cancro legato a questi fattori. Rawshani ha aggiunto che il sistema sanitario dovrebbe seguire di più i pazienti che vivono in condizioni socio-economiche disagiate, dal momento che queste persone spesso vivono pesanti stress psicologici, come la disoccupazione, cattive abitudini di vita e altri problemi legati alle condizioni di salute.
In conclusione, gli stessi ricercatori ammettono che il loro studio ha alcuni limiti: non è stato possibile dimostrare in che modo lo status sociale ed economico abbia causato le morti premature nei soggetti svantaggiati rispetto alle controparti agiate, e non erano disponibili informazioni su alcuni aspetti relativi allo stile di vita. come l’abitudine di bere alcolici e di fumare.
Iscriviti a:
Post (Atom)
